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I FARNESE

FARNESE PIER LUIGI
Farnese Pier Luigi, 1° duca di Parma e Piacenza (Roma 1503-Piacenza 1547).
Figlio di Alessandro, il futuro papa Paolo III, dopo una giovinezza piuttosto turbolenta, durante la quale aveva persino partecipato al Sacco di Roma mentre il padre aveva trovato rifugio in Castel Sant'Angelo con il papa, Pier Luigi fu insignito del Ducato di Parma e Piacenza nel 1545, a coronamento degli sforzi diplomatici di Paolo III. Piacenza fu prescelta come sede della corte e centro dell'amministrazione; dimostrando nel suo nuovo ruolo insospettate capacità e attitudine al comando, Pier Luigi si preoccupò di limitare il potere dell'aristocrazia feudale che, approfittando del lungo periodo di disordini legati all'assenza di un'effettiva autorità centrale, aveva occupato molte funzioni e prerogative di governo. L'organizzazione dello Stato in senso centralista non tardò a determinare la fronda delle famiglie piacentine: il 10 settembre del 1547 Pier Luigi cadde vittima di una congiura ordita da nobili locali, cui non fu estraneo Ferrante Gonzaga, governatore spagnolo di Milano.

FARNESE OTTAVIO
Farnese Ottavio, 2° duca di Parma e Piacenza (Roma? 1524-Parma 1586). Con l'assassinio di Pier Luigi, suo padre, il Ducato sembrò crollare sotto la spinta di nemici esterni - Ferrante Gonzaga, governatore spagnolo di Milano, occupò subito Piacenza e il suo territorio -, ma anche per le tensioni interne alla famiglia: Ottavio, sollecitato dall'ambiziosa Margherita d'Austria, sposata nel 1538, rifiutò di ottemperare all'ordine di rientrare a Roma e si fortificò nel castello di Torrechiara. Grazie all'appoggio del fratello, il cardinale Alessandro, che a Roma costituiva la vera mente organizzatrice della famiglia, riuscì a rientrare in Parma (1550). La riconquista di Piacenza fu molto più laboriosa e comportò un conflitto decennale con la potenza spagnola e lo stesso papato, costretto dalla spregiudicata alleanza stretta da Ottavio con il re di Francia Enrico II a intervenire a fianco di Carlo V. La guerra si concluse nel 1556 con la pace di Gand: Ottavio si vide riconfermati tutti i propri possedimenti emiliani. Nel rispetto della tradizione familiare di politica edilizia, fece realizzare a Parma nel 1564 il Palazzo Ducale all'interno del nuovo Giardino.

FARNESE RANUCCIO I
Farnese Ranuccio I, 4° duca di Parma e Piacenza (Parma 1569-1622). Già reggente del Ducato in nome del padre Alessandro impegnato nelle guerre per conto di Filippo II, proseguì la politica di esautoramento della piccola nobiltà feudale avviata da Pier Luigi e cercò, nel contempo, di organizzare in modo razionale l'attività amministrativa ed economica, seguendo le accorte indicazioni del padre: le note Costituzioni Farnesiane, emanate nel 1594, modificarono l'assetto del diritto pubblico e regolamentarono molteplici aspetti della vita del Ducato, rimanendo in vigore per secoli. Le misure accentratrici determinarono le consuete frizioni con la nobiltà locale, che trovarono tragico culmine nella famosa congiura Sanseverino-Sanvitale del 1611-12; in occasione del processo per uxoricidio del conte Alfonso Sanvitale, infatti, emerse il progetto di sterminare tutti i Farnese elaborato dal suddetto Sanvitale, dalla marchesa Sanseverino e dal di lei marito Orazio Simonetta, con il sostegno, fra gli altri, di Vincenzo I Gonzaga, del principe Pico della Mirandola e del duca Carlo Emanuele I di Savoia. La reazione di Ranuccio fu implacabile: tutti i congiurati furono decapitati e i loro beni confiscati. Notevole fu l'attenzione di Ranuccio per la vita culturale che si concretizzò in finanziamenti allo Studium parmense, nella creazione del Collegio dei Nobili, scuola riservata ai rampolli della migliore aristocrazia europea, nonché della Accademia degli Innominati, che annoverò fra i suoi membri Torquato Tasso e Giambattista Guarini. Sempre nel quadro di una politica di munificenza rientra la costruzione del palazzo farnesiano, detto della Pilotta, e del Teatro Farnese, completato fra il 1617 e il 1618 su progetto di Giovanni Battista Aleotti. Dalle nozze con Margherita Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, Ranuccio I ebbe tre figli legittimi: Maria, andata sposa a Francesco d'Este, Francesco, destinato alla porpora cardinalizia, e il successore designato Odoardo.


FARNESE RANUCCIO II
Farnese Ranuccio II, 6° duca di Parma e Piacenza (Cortemaggiore, Piacenza, 1630-Parma 1694). Alla morte del padre Odoardo il governo del Ducato venne esercitato fino alla sua maggiore età dalla madre, Margherita de' Medici, e dallo zio cardinale, Francesco. Durante il suo regno si ripresentò il problema dei feudi romani pretesi dal papato, ma Ranuccio II, oberato dai debiti e ormai privo di appoggi in Roma, non poté opporsi a Innocenzo X che, nel 1649, conquistò e distrusse Castro. La reazione farnesiana fu debole e inefficace: l'esercito ducale venne facilmente sconfitto nei pressi di Bologna dalle truppe pontificie. La perdita degli antichi possedimenti laziali accentuò il distacco della famiglia dagli interessi romani: dopo il 1647, anno della morte di Francesco, nessun Farnese venne più insignito della porpora cardinalizia, interrompendo quella consuetudine che aveva loro consentito di mantenere un vigile controllo sulle vicende della capitale. Ulteriore segnale di questo distacco è da vedere nel trasferimento di gran parte della quadreria e degli arredi che arricchivano palazzo Farnese presse le residenze del Ducato parmense. Qui, in contrasto con il crescente fasto della vita di corte, le condizioni finanziarie ed economiche si aggravarono ulteriormente: la peste del 1630 decimò la popolazione e ridusse al minimo le attività produttive, già stagnanti a causa dello stato di guerra permanente. Gli ultimi anni di regno di Ranuccio II furono funestati dalla presenza delle truppe austriache dal 1691 al 1695, che apportarono le consuete devastazioni su un territorio ormai stremato. Nonostante le difficoltà economiche, Ranuccio II non rinunciò ad alcuni prestigiosi interventi edilizi, fra cui la ristrutturazione del castello di Colorno tra il 1663 e il 1671, trasformato in Palazzo Ducale su progetto dell'architetto Giovanbattista Lavezzoli in collaborazione, forse, con il parmigiano Mauro degli Oddi e la realizzazione della Peschiera nel Giardino Ducale di Parma, per festeggiare con una naumachia le nozze del primogenito Odoardo (1690).

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