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PETITOT E I GIARDINI

Ennemond Alexandre Petitot (Lyon 1727 - Parma 1801) fu architetto, disegnatore, decoratore, incisore. Fece parte del gruppo di antiquisants dell'Accademia francese a Roma gravitante intorno alla figura di Piranesi, e poi della schiera di collaboratori e protetti del conte di Caylus, che gli procurò nel 1753 la chiamata da parte della francofila corte di Filippo di Borbone nei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, dove restò fino alla morte come primo architetto ducale, svolgendovi il ruolo di arbitro del gusto architettonico e decorativo.

Profondamente influenzato dal classicismo di Soufflot e Gabriel, e culturalmente vicino al "sensismo" di Condillac (presente in quegli anni a Parma), P. introdusse un raffinato gusto di transizione tra rocaille e neoclassicismo, tra i più aggiornati del momento in Italia. Al suo nome si lega la trasformazione di Parma in capitale modello dell'assolutismo illuminato, durante il ventennio di governo del ministro riformatore Guillaume Dutillot: l'avvio dell'Accademia di Belle Arti (1757), il restauro della Piazza Grande, con il palazzo del Governatore, e la nuova fronte della chiesa di San Pietro apostolo (1760), lo Stradone (1763-64), uno dei primi esempi italiani di promenade publique alla francese, con viale centrale per le carrozze e corsie laterali per i pedoni ombreggiate da quattro filari di ippocastani, chiuso prospetticamente dall'elegante Casino del Caffè cui i parmigiani hanno affibbiato il nome del suo progettista.

Il primo intervento del giovane architetto giunto nei ducati riguardò il parco e le dipendenze della residenza estiva a Colorno, dove completò una palazzina per le cacce che prese il nome di Venerie Royale (1753-56). A complemento dell'estesa ridecorazione a temi bucolici e naturalistici degli appartamenti ducali nel palazzo, e in particolare della Sala Grande (1754-56), egli ampliò e ristrutturò il giardino (già voluto dagli ultimi Farnese sul gusto francese), dove ricostruì lo scalone bibienesco (1757 58), eseguì i piedistalli per due colossali statue romane (1757) e si occupò dell'ingrandimento del Giardino costruendo terrasses (1754-57) a delimitare una vasta parte del di terreni confinanti appositamente acquisiti dalla corte.

L'attenzione ai modelli del grand siècle francese si riscontra nelle diversi proposte che Petitot elaborò per il malandato Giardino farnesiano di Parma, per cui la corte aveva già interpellato a Parigi Pierre Contant d'Ivry nel 1752; rielaborando i disegni del più maturo e più celebre collega, Petitot giunse a risultati profondamente diversi. La corte, esasperata per il grave ritardo con cui Contant aveva inviato gli elaborati e la relazione di accompagnamento, optò alla fine per un'idea del suo dipendente, molto più unitaria e "architettonica" nella concezione dell'insieme e dei singoli bosquets. Egli proponeva di realizzare proprio nel giardino un nuovo palazzo, affacciato sul torrente e verso la città da un lato e sull'asse principale del parco stesso sul lato opposto. La vecchia residenza farnesiana sarebbe stata celata da palissades di carpino e dotata di un suo proprio parterre: così si sarebbe nascosto l'imbarazzante disassamento tra palazzo e dimensione maggiore dell'area verde, conferendo un aspetto più aulico alla nuova residenza. Quando i problemi politici e finanziari imposero la rinuncia al progetto, Petitot studiò una variante di ripiego, quella tuttora esistente del grande cerchio arboreo che racchiude un'étoile di viali, al fine di mascherare la mancata ortogonalità tra l'asse maggiore del giardino e quello del vecchio palazzo.

Il giardino di Petitot, a cui si concedeva talvolta accesso anche alla cittadinanza dal cancello di porta S. Croce, fu via via arredato dalle marmoree di divinità dello scultore di corte Jean Baptiste Boudard (1710-1768), che realizzò anche i grandi vasi decorativi disegnati dall'architetto.

Anche i Borbone-Parma, come già i loro predecessori Farnese, utilizzarono i giardini ducali di Parma e Colorno per celebrarvi le proprie feste nuziali, affidando all'architetto la progettazione di apparati effimeri e di scenografie, nonché la regia degli eventi spettacolari.

La straordinaria inventiva e la notevole abilità di Petitot disegnatore spiegano l'abbondante produzione grafica a cui il suo nome è legato: la circolazione di tali incisioni e di altre dello stesso architetto (tra cui vanno ricordate per i legami con il tema del giardino almeno il Recueil de différentes gravures... (1757 circa), e la Suite de Vases (1764), favorì il diffondersi del suo repertorio formale di matrice classicista nell'Italia settentrionale, unitamente al suo insegnamento presso l'Accademia da lui fondata, soprattutto tramite i concorsi internazionali di Architettura annualmente indetti dal 1758 al 1796.

Dopo il 1771, anno della destituzione del suo protettore, il ministro Du Tillot, la corte non richiese più progetti a P., che si ritirò nella sua villa di Marore, dove disegnò un giardino con labirinto di bosso, i cui resti sono stati distrutti in una recente ristrutturazione dell'immobile.

Carlo Mambriani




Riferimenti bibliografici:

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